admin On giugno - 18 - 2010

 

FILIPPO TIMI
– intervista –
di Ilaria Rebecchi

Filippo Timi, classe ’74, è uno degli artisti più acclamati di oggi, tra importanti produzioni teatrali, pellicole al fianco di illustri nomi del cinema, riconoscimenti e libri. Un attore intenso e poliedrico, che si spicca per talento e disponibilità, perché scrive come un premio per la letteratura e sa ridere sul suo lieve difetto di pronuncia. Ce lo ha dimostrato dietro le quinte del suo spettacolo teatrale “Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioches”.

– Parliamo dello spettacolo che stai portando in giro in questi mesi nei teatri, “Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioches”: sei un Amleto in una commedia di intrighi di potere, dove ridere è la chiave per rapportarsi all’irrimediabilità della vita…
E’ la storia di Amleto, che è il primo personaggio che prende coscienza d’essere un personaggio, di conseguenza si accorge che ciò che accade è finto e prova a svegliare la coscienza degli altri protagonisti, convinti che ciò che vedono sia vero. Questo crea un misunderstanding tragicomico, pieno di situazioni terribili dove finzione e realtà si confondono. Lo spettacolo andrà avanti fino a fine giugno.

– Una pièce liberamente tratta dall’Amleto shakespeariano: qual è il tuo rapporto con i grandi autori della letteratura e del teatro?
La letteratura è un patrimonio a nostra disposizione, per cui affrontarne i protagonisti significa renderli contemporanei, a parer mio. Rispettare i grandi classici deve essere come divorarli, mantenendone l’essenza ma estrapolandone l’attualizzazione nel mondo di oggi. Non bisogno trattarli troppo con i guanti, perché sono una materia talmente viva che brucia, e ciò che dobbiamo fare noi, a teatro come nella vita, è farci bruciare attivamente da tutta questa arte.

– Un artista poliedrico che passa dal cinema al teatro, toccando la letteratura e il giornalismo: pro e contro di ognuno di questi ambiti?
Contro credo non ce ne sia nessuno. E’ un tale regalo potersi esprimere, avere la possibilità di avere persone che credono in te. I pro sono molti. Puoi spendere molto tempo a domandarti tutto sulla vita, a riflettere. Il teatro e il cinema ti permettono di dedicare il tuo tempo e la tua vita a riflettere e indagare attraverso storie e personaggi sui grandi punti di domanda dell’esistenza, dei rapporti, dell’evoluzione dell’uomo.

– Nel tuo spettacolo il tuo protagonista si sente re e come tale si comporta con tutti i dispotismi del caso: una sorta di meta teatro che risulta molto attuale…
I riferimenti sono molto generali, in realtà, perché se ci pensi il potere da sempre è emblematico e pericoloso. Quando un uomo acquista potere il margine dell’incolumità e dell’onestà con sé stesso e con il mondo è molto più labile. Il potere porta un po’ ad una pazzia, ad una megalomania dovuta ad un egocentrismo inconsapevole. Chi ha potere di norma diventa o un santo o il male…

– Nello spettacolo precedente, “La Vita Bestia”, Filippo Timi sembrava essersi messo a nudo attraverso un monologo incentrato sulla vita personale e passata…
Quest’opera è nata soprattutto grazie al rapporto e alla collaborazione con Edoardo Albinati, con cui ho scritto questa falsa biografia di me, dove è tutto vero tranne ciò che è falso. Alcuni ricordi ho scoperto dopo essere totalmente inventati. Come diceva Aristotele “una storia è vera quando è ben raccontata”, perciò per narrare una storia di cronaca vera bisogna ora stemperarla e ora accentuarla, perché in fondo le nostre vite sono molto meno interessanti di quelle dei protagonisti delle storie.  Ma tutto è umanamente verosimile, perché tutto lo spettacolo si basa sul dolore del venire al mondo come essere perennemente ferito. Un ottimo inizio per essere esposti alla vita, in tutte le sue declinazioni, belle e brutte che siano.

– Hai recentemente recitato nel film “La Doppia Ora” per la regia di Giuseppe Capotondi, una pellicola presentata e molto apprezzata all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Quale è il tuo rapporto con questo genere di manifestazioni?
Sono fondamentali perché, ad esempio in quel caso, opera prima di un regista giovane, ha avuto molta più visibilità. Io? Cerco sempre di comportarmi male, perché è più interessante. Per dare possibilità ad un film a questo genere di manifestazioni c’è tutto un mondo abbastanza faticoso di promozione e lavoro, ma certamente lavorare in fabbrica lo è molto più. Odio quegli attori che si lamentano, perché sei ospite in alberghi meravigliosi, hai gli occhi puntati addosso, non paghi nulla. Il film è la cosa più importante, non la tua passerella sul red carpet…

– Il cinema in Italia: oggi e ieri? Cosa manca da noi per diventare più internazionali e competere con le grosse produzioni straniere? E perché in Italia l’arte è spesso tenuta in secondo piano, a scapito della crescita culturale della stessa popolazione?
Io preferisco il cinema di oggi, perché nel cinema di ieri non c’ero! Scherzi a parte, non sono un nostalgico, anche se ovviamente adoro Pasolini, Rossellini, De Sica e via dicendo. E’ un patrimonio mondiale che abbiamo. Per competere bisogna rimanere diversi, a parer mio, senza provare a mimetizzarci, perché siamo diversi alla radice, sia perché girano meno soldi sia perché il cinema stranero è incentrato su altro rispetto al nostro. Bisogna rivendicare la propria matrice originale, e credo stia accadendo. I vari Bellocchio, Garrone, Sorrentino, sono registi esempio di questo cinema italiano di oggi che è meraviglioso e che regala una visione personale sul mondo.
Non so perché in Italia l’arte sia tenuta in così poco conto, purtroppo. Di certo senza arte un popolo scompare, è anche vero che accade a volte che ciò che viene fatto passare come ottima arte non lo è sempre e sicuramente. La cultura è fondamentale, perché crea l’identità e l’evoluzione di un popolo e del suo pensiero. Senza investimento in essa si attua un impoverimento globale. E’ come salvare una razza in via in estinzione.

– La letteratura: l’amore per la scrittura e il rapporto di questo con le sceneggiature e le scritture altrui? Sei critico?
Io quando guardo un film o leggo un libro ho l’immediato desiderio di immergermi nella storia, e non penso mai a cosa avrei potuto scrivere io al posto dell’autore. Cerco di godermi appieno la storia, e posso solo essere contento quando vedo un bel film o leggo un bel libro!

– Il tuo rapporto col pubblico: tendi ad essere riservato o ti piace conoscere i tuoi ammiratori?
Io amo incontrare e parlare con il pubblico, ma sono sempre un po’ imbarazzato, perché a volte si ha la sensazione di interloquire con persone che ti conoscono più di te stesso. Ma fa parte della mia professione, senza il pubblico il mio lavoro non avrebbe senso!

Share

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.

Sponsor